Mascariare, in siciliano, significa tingere con il carbone.
Basta un tocco, un piccolo tocco, e rimane un segno nero, quello del sospetto.
Oggi mascariare è terribilmente semplice e quello stesso carbone – indelebile come la colpa di chi lo mette in circolo – passa da milioni di tasti, velocissimo come la polvere al vento, finendo per incenerire il destinatario.
Prendiamone atto.

Ogni notizia ha un suo ego oscuro – un fake – che si accende, in una lava di clic, grazie all’immensa scintilla dei frequentatori del web.Da sempre ci sono i piromani.

L’evoluzione ha fatto il suo corso: ci sono, adesso, i piromani telematici, intossicati dalla frenesia di condivisione e votati a sbriciolare le coscienze.
I nuovi padroni della comunicazione parallela, che danzano, senza pudore, alimentando un surreale falò delle verità.

Il caso del presunto post a sostegno della SeaWatch, falsamente attribuito alla dottoressa Alessandra Vella, GIP di Agrigento, che proprio della SeaWatch si era occupata in sede giudiziaria (qui Open ha ricostruito la vicenda), è soltanto l’ultimo indicatore che quelle stesse coscienze si sono frantumate da un pezzo.

Il “mercato” delle dichiarazioni di personaggi noti, attraverso la creazione di falsi profili social, si dimostra sempre molto vivace: è di pochi mesi fa, ad esempio, l’ennesima denuncia della giornalista Milena Gabanelli, che – da anni – è costretta a subire i danni per le innumerevoli pagine Facebook, che sfruttano indebitamente il suo nome per diffondere idee in alcun modo riconducibili al suo reale pensiero.
Il motivo è chiaro.

Orientamenti politici, scelte economiche, flussi commerciali, perfino simpatie personali: tutto è influenzabile, tutto è manipolabile, tutto diventa virale.
Tutto, ovviamente, cavalcando la mancanza di informazioni e la pigrizia di reperirle.

Gli effetti di questo sistema, che si rigenera grazie alla desolante leggerezza dei più, sono tutt’altro che virtuali e impongono una seria riflessione a livello normativo, nazionale ed europeo.

Il reticolo delle fake news, infatti, prende corpo attraverso atti che possono integrare, frequentemente, illeciti di particolare gravità: dalla diffamazione al furto di identità, esiste un sottile, ma resistentissimo, fil rouge dell’illegalità nell’informazione parallela.

Il punto è che, quasi sempre, individuare gli autori e perseguirli diventa dificile per ragioni di scarsa accessibilità ai dati e di barriere procedurali tra Paesi con ordinamenti giuridici spesso inconciliabili.
Per questo servono regole comuni, servono sanzioni mirate, serve – prima di tutto – la consapevolezza che l’educazione e la cultura, nell’uso corretto della rete, devono essere elementi cardine nella formazione dei giovani.
E, per farlo, serve coinvolgere tutti i grandi player del web: pensiamoci adesso, oppure quel falò si trasformerà in un tragico sabba senza fine.